Perchè Bibi vincerà

Perchè Bibi vincerà


In Israele esistono tre stagioni: L’estate, la Guerra e le Elezioni. Camminando per le vie di Tel Aviv, questa è la battuta più ricorrente in questo periodo. Ormai siamo a pochi giorni dalle quarta elezione politica anticipata in meno di due anni, fissata per il 23 marzo ed il quadro si va via via delineando sondaggio dopo sondaggio con i 30 seggi assegnati nei sondaggi al Likud lasciando gli avversari al palo.

Benny Gantz è stato un valoroso militare nei ranghi dell’esercito israeliano, combattendo dalla guerra del Libano, alle successive Intifade sino alla penultima guerra con Gaza “Piombo Fuso” del 2009 e ancorché nelle passate elezioni abbia riscosso un notevole successo con il partito Blu e Bianco, è un fatto che dopo la scissione con Yair Lapid ha dimostrato di non avere il carisma adatto a sostituire la leadership di Bibi. Gantz non è riuscito a tessere le necessarie trame politiche internazionali utili e necessarie per guidare l’unica democrazia del Medio Oriente.

Altro discorso invece per il Yair Lapid che con il suo movimento centrista Yesh Atid appare piu in grado di insidiare la leadership di Netanyahu, apprezzato dalla diplomazia occidentale e contando su di una grande oratoria dimostrata alla Knesset nelle sue invettive contro Bibi che hanno fatto breccia nella classe media israeliana che aspetta dalla politica delle risposte ai problemi sociali del paese.

Si sono creati spontaneamente infatti vari movimenti riformisti composti principalmente da giovani trentenni che nel corso di questi anni hanno visto sulle loro spalle il blocco dell’ascensore sociale in una Nazione dove il costo della vita nelle principali città è esorbitante. Se è vero che Israele ha avuto la capacità di attrarre investimenti economici dall'estero ed investire sulle start up e nuove tecnologie, il governo d'altro canto non è riuscito in questi anni ad offrire delle alternative valide per abbassare il costo della vita. Così finito il servizio di leva per un ragazzo è difficile farsi strada da solo senza l’aiuto della famiglia o di prestiti bancari per crearsi un futuro proprio.

Un’altra componente che peserà in cabina elettorale, sono appunto i ragazzi nati dopo il 1996 che sono cresciuti senza prendere parte a conflitti armati. La costruzione del muro che protegge Israele dagli attacchi terroristici dei palestinesi, ha fatto calare drasticamente gli attentati abituando i giovani ad una situazione di “apparente” normalità che li fa sognare (e quindi votare) un paese senza conflitti ma che si scontrano contro una realtà ben più complessa. Un taxi ieri sera si è andato a schiantare in un locale a Tel Aviv, sebbene le cause sono ancora sotto investigazione il pensiero è andato immediatamente a qualche anno fa quando dei terroristi hanno aperto il fuoco al Sarona Market vicino al centro direzionale militare di Tel Aviv, per non parlare di Gerusalemme o della Giudea e Samaria, dove all’ordine del giorno ci sono attentati e sassaiole nei confronti degli israeliani. Quindi è vero che molti, soprattutto i giovani vorrebbero un alternativa a Netanyahu alla guida del paese, ma sono i più anziani che temono che una scelta sbagliata possa far crescere la recrudescenza verso gli israeliani e benchè Yair Lapid pare designato ad essere il sostituto ideale di Benjamin Netanyahu, al momento Bibi sembra essere l’unico che possa mettere in sicurezza il paese.

Essere il Primo Ministro israeliano, non è comandare solo una Nazione, ma guardare al futuro del proprio popolo e difendere il paese dai fondamentalismi religiosi dei paesi confinanti. La leadership di Netanyahu si è fortemente logorata in questi anni, causa di una serie di azioni giudiziarie che lo hanno colpito a 360 gradi compresa la sua sfera privata, dal canto suo però può portare alle urne una serie di vittorie da poter rivendicare. Sul versante della sicurezza interna, solo nel 2020 sono stati più di 250 gli attentati che lo Shin Bet è riuscito a sventare all’interno del paese. Sempre sul versante interno, Israele in questo periodo di pandemia, è stata in grado di vaccinare la quasi totalità della popolazione rendendo il modello israeliano esempio per le altre Nazioni.

Sul versante della politica estera con le nomine di Tamir Pardo e Yossi Cohen alla guida dei servizi segreti nei passati anni, è riuscito a rallentare il famigerato piano sul nucleare iraniano senza suscitare clamori mediatici nell’ assopito occidente. Ma la vera vittoria di Netanyahu che peserà non poco nelle urne, la deve alla politica estera dell'ex Presidente americano Donald Trump, con gli Accordi di Abramo è riuscito a spaccare l’asse sciita e sunnita che aveva nell’odio nei confronti di Israele uno dei pochi punti in comune andando ad aprire una breccia di speranza di pace con gli Emirati Arabi e Bahrain. Netanyahu in una recente intervista ha dichiarato che se eletto, si prodigherà per aprire un canale commerciale con l’Arabia Saudita mettendo in connessione Israele e la Mecca con il risultato di isolare ancora maggiormente l’Iran all'interno del mondo arabo.

Un altro fattore che pesa sulla bilancia della prossime elezioni israeliane è senza dubbio il rinnovo della nomenclatura politica palestinese.

Mahmoud Abbas ha fissato le date per le prossime elezioni palestinesi in tre fasi distinte; il 22 Maggio per il Parlamento, il 31 Luglio per la presidenza dell'autorità palestinese ed il 31 agosto per il Consiglio Nazionale dell’OLP che è l’organo che rappresenta i palestinesi nei contesti internazionali. Abbas, ha ormai 85 anni ed i più cercano un successore che possa far superare lo stallo nel quale l’Olp si è fermato in tutti questi anni. La questione di Marwan Barghouti che è un terrorista palestinese detenuto nelle carceri israeliane e condannato a cinque ergastoli avrà il suo peso nelle prossime elezioni palestinesi, essendo uno dei candidati.

Hamas ha dichiarato di non concorrere per la carica di Presidente, ma quello che fa più paura all’Occidente ed Israele sono le elezioni a Gaza. Difatti Gaza è stata marginalizzata negli interessi del Qatar che al momento ha messo in soffitta la questione palestinese essendo impegnata a ripulire la propria facciata internazionale per i contestati mondiali del 2022 ed a recuperare i rapporti con l’Arabia Saudita dopo il bando del 2017. Il risultato è che Hamas a Gaza si sente più isolata. Come se non bastasse, le aziende israeliane tramite il gasdotto limitrofo alle acque contese tra Israele e Libano, porteranno le condotte direttamente alla popolazione di Gaza. Con questa tattica, Bibi sta mettendo all’angolo gli estremisti che non riconoscono l’esistenza stessa dello stato israeliano che automaticamente li esclude dal dialogo di pace.

Di certo sono molti quelli che non si fidano degli arabi, ancora meno quelli che credono in un cambiamento nella politica di Hamas.

Cosí come peseranno poco Yamina e le altre formazioni politiche, molti israeliani sentono che questo non è il momento di disperdere i voti, questa potrebbe essere un'occasione per cambiare veramente l’assetto del Medio Oriente come lo conosciamo oggi.

Quindi alla fine di questi 12 anni consecutivi Bibi può dimostrare di aver reso il paese più sicuro con un progetto di sviluppo economico per l’intera area mediorientale, ipotecando la prossima vittoria alle elezioni politiche.