GEOPOLITICA DEL CAOS - Terrorismo

Terrorismo

Nel silenzio più generale, le Nazioni Unite con la loro operazione MONUSCO di peacekeeping impiega più di 20mila risorse sul territorio con più di 15mila soldati armati.

Delle nove regioni confinanti i fronti che preoccupano ed allarmano maggiormente l’occidente sono molteplici. Dai 700 km che separano il Congo al nord dal Sud Sudan, nelle province dell’Ituri nel nord del Kivu, gruppi islamisti dell’Islamic State of Iraq e ash-Sham che con gli acronimi di ISIS-CA, ISIS-DRC e ISCAP vede nel Congo il territorio naturale da dove conquistare dal di dentro il continente africano come annunciato poco prima di morire da Abu Bakr al-Baghdadi.

Sempre la regione del Kivu è divenuta ostaggio di gruppi armati che alimentano un mercato parallelo con il commercio verso l’Iran di Uranio.

Di gruppi armati in quella zona se ne contano più di 150. Ogni piccolo gruppo può contare su di una piccola miniera da sfruttare. Gli Hezbollah libanesi presenti in loco infatti hanno stretto accordi commerciali ed economici potendo contare nei fatti dell’appoggio incondizionato di Teheran che grazie ai rapporti ufficiali storicamente consolidati tra le più alte nomenclature dello stato ed al foraggiamento dei gruppi paramilitari nel nord del paese, hanno una prelazione sulla scelta dell’uranio congolese di vitale importanza per la costruzione degli impianti nucleari iraniani.

Nel 2019 sulla rivista propagandista dell’Isis Amaq, viene riportato a Beni nel nord del Kivu, il primo attentato dell’Isis-Rdc nella Repubblica Democratica del Congo con l’instaurazione del Califfato al pari della Siria e dell’Iraq. Questo nuovo filone islamista è ancora sotto osservazione vista la sua recente comparsa sul territorio congolese e preoccupa non poco gli Stati Occidentali. Altro discorso invece per le (Adf) le Forze Alleate Democratiche comandate da Seka Musa Baluku, Il gruppo terroristico nato nella seconda metà del 1990 che combatteva per l’indipendenza dell’Uganda, racchiude in se una serie di gruppi militari minori e risiede storicamente nella parte più profonda del nord Kivu, tra le montagne del Rwenzori e nella valle di Semuliki nel territorio di Beni e combattono sia sul versante ugandese che congolese. A fare paura è la situazione che riguarda le nuove alleanze che di volta in volta si vengono a creare. Dopo un periodo di attrito tra Fardc e Adf, ultimamente i due gruppi per interessi contigui hanno compiuto azioni militari congiunte.

Dal 14 al 17 Febbraio nei pressi dei villaggi di Libokora e Kalembo nella provincia di Ituri nei territori di Beni nel Nord Kivu, le Adf hanno decapitato e sparato ad otto uomini e due donne per poi dare fuoco a sette case. Il 17 hanno ucciso 4 persone, due uomini e due donne nel villaggio di Mbimbi vicino ad Oïcha ed appena tre giorni prima altri morti a Mangomba e Katoki. Come detto dietro a questi attentati, troviamo interessi economici derivanti dallo sfruttamento delle miniere, motivi politici secessionisti ed in parte motivazioni religiose.

Circa l’1% della popolazione congolese è di fede musulmana, questo rende oggettivamente più difficile l’islamizzazione dell’area sud e nord del Kivu che con più di 2000 morti negli ultimi 4 anni viene attenzionata non solo dalle forze regolari della Repubblica Democratica del Congo, ma anche dalle forze di sicurezza straniere che vedono in questo lembo di terra, un pericolo di stabilità dell’intera area che interessa il Congo, l’Uganda ed il Ruanda. Un fronte che se non contrastato potrebbe unirsi con quello ben più numeroso ed organizzato del Nord creando poi un asse strategico con i mandanti che risiedono nel Medio-Oriente.

Foto da: thedefensepost.com


La corruzione dilagante che caratterizza tutto il paese che con disinvoltura ha firmato accordi per cedere la sovranità delle miniere si inserisce in quadro politico nel quale “l’accordo del secolo” firmato da Pechino diventa una illusoria vittoria per una nazione che meriterebbe una vera repubblica federale che rispetti le autonomie tribali e che investa sul proprio capitale umano per rendersi finalmente libera dall’occidente.


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