GEOPOLITICA DEL CAOS - I Media

Updated: Mar 9

Il ruolo dei Media ed il fallimento dell’ONU


“La beffa più grande che il Diavolo abbia mai fatto è stata convincere il mondo che lui non esiste.” Questa frase presa dal celebre film “I Soliti Sospetti” ci indirizza su quello che è per noi oggi la percezione del Congo ed in generale la questione africana.


Se la notizia di un fatto non viene data, il fatto non esiste.


Noi occidentali siamo abituati a leggere e sentire in televisione che gli africani, i “negri” sono quelli che arrivano con il barcone con le scarpe da ginnastica nuove ed il cellulare. Quelli che vendono droga ai lati delle nostre strade, quelli che compiono attentati nelle nostre città. Quindi i più si sentono giustificati nel pensare che alla fine la colpa è la loro, non nostra. Che forse “loro” sono un danno collaterale al nostro vivere, che non abbiamo nessun obbligo nei loro confronti. Quando è l’economia che guida le scelte degli stati, quando è l’economia che accende i fari illuminano nel buio quello che di volta in volta gli torna utile, questo è uno dei risultati più evidenti:


Assenza totale di empatia.


L’informazione segue i “clichè” che alimentano l’opinione pubblica, che crea a sua volta il consenso, che a sua volta muove la politica. E così in questo circolo vizioso, chi è fuori dal cerchio perde la sua identità scomparendo.

L’informazione infatti accende il faro sull’opinione pubblica ad intermittenza.

Tutti sono pronti a scagliarsi su Israele per la questione palestinese ad esempio, meno sono quelli che conoscono le condizioni disumane nella privazione dei propri diritti nei campi “lager” palestinesi dei loro fratelli musulmani in Libano. Ancora di meno quelli che conoscono più dei 60 conflitti che sono attualmente in corso nel mondo.

Quello che rimane della storia congolese, sono i freddi dati che restituiscono l’immagine di un paese attualmente senza speranza.


Il Congo ha una superficie che ha come estensione l'Europa occidentale con appena poco più di 100 milioni di abitanti.

Più del 70% della nazione è ricoperto dalla foresta.

Ha l’11% di terre coltivate.

Appena più del 2% della popolazione supera i 60 anni.

Dove quasi il 50% dei congolesi è al di sotto dei 14 anni.

¼ dei bambini nati sono sottopeso.

Con un'età media nel paese che è di 16 anni contro i 46 anni in Italia ed i 30 anni di Israele.

Dove l’assenza dello Stato al di fuori della città di Kinshasa, espone il territorio alla legge della sopraffazione. Droga, stupri, omicidi impuniti. Non a caso, al pari delle Favelas brasiliane, anche qui in Congo la prostituzione minorile che è uno dei campanelli di allarme di una civiltà, con i "Shegues" "Kamuke" "Filles Londoniennes" abbandona giovani vite alla mercè della strada e come se non bastasse, ad appesantire il clima già teso, la notizia che i Caschi Blu indiani delle Nazioni Unite, coinvolti in abusi sessuali, hanno fatto crollare la fiducia nell’opinione pubblica nelle istituzioni internazionali. Un baluardo rimangono le missioni cristiane che a loro volta però sono bersagli facili di saccheggi e rapimenti.

L’ultimo messaggio anonimo in un gruppo su internet, riportava il virgolettato di quello che disse un militare congolese alla radio allo scoppiare della seconda guerra africana:


La gente deve prendere un machete, una lancia, una freccia, una zappa, vanghe, rastrelli, chiodi, bastoni, ferri da stiro, filo spinato, pietre e roba simile, per poter, cari ascoltatori, uccidere i tutsi rwandesi.


Il clima si sta sempre più surriscaldando ed il rischio dello scoppio della Terza Guerra Africana con la cacciata degli stranieri, oggi si sente più vicino ed i più giovani sognano di rendere il Congo un bel paese dove vivere.




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