GEOPOLITICA DEL CAOS - Economicismo Vs Fanatismo

Economicismo Vs Fanatismo Religioso

Prendendo ad esempio un paradosso, che mondo avremmo oggi se al posto del fondamentalismo islamico di Al Qaeda, che ha spinto il terrorista egiziano Mohamed Atta l’11/09/2001 a schiantarsi sulle torri gemelle del World Trade Center, ci fosse stato un cittadino congolese che rivendicava i soprusi subiti nella sua terra natia?

Oggi vivremo in un mondo sicuramente diverso.

Quando il posto del fanatismo religioso è preso dai calcoli del profitto economico, chi rimane a terra esanime è la popolazione civile che viene spogliata dal di dentro della speranza.

Il Congo si può erigere ad esempio supremo dell’enigma del fallimento espansionistico e coloniale che ha caratterizzato il secolo appena concluso, dove al momento i fanatismi religiosi sono ai margini del sistema, ma sempre pronti a trovare nuove crepe per inquinare la situazione già instabile.


Come in una enorme rubber-ball, le ragioni di questo disastro umanitario prima che politico hanno origini lontane nel tempo. La posa del primo elastico che ha dato il via all’effetto domino della tragedia che viviamo oggi è da ricercare nella folle azione di Leopoldo II del Belgio che ha voluto creare la sua colonia personale nel 1885 delineando dei confini che non tenessero conto né della conformazione geografica con i suoi nove stati confinanti, né della composizione tribale che racchiude più di 200 gruppi etnici tra Bantu e Hamitic. Per ragioni differenti, in questo caso religiose, un percorso che che lo accomuna con la recente costruzione del Pakistan nell’immaginario fallace di creare una nazione islamica che però anche in questo caso non ha tenuto conto delle diversità dei vari popoli.

Cosí il risultato è stato quello di dividere le tribù locali, le stesse famiglie, in due nazioni diverse che si trovano da una parte all’altra del confine tra Congo e Ruanda ed Uganda, andando ad alimentare le falde secessioniste che non hanno mai compreso ed accettato l'imposizione degli stati precostituiti dall’Occidente.

Era solo il 1960 quando in piena guerra fredda l’America e la Russia si contendevano tra le altre cose l’egemonia di questo territorio.

Nella foto: Patrice Lumumba


Patrice Lumumba sostenuto dai sovietici soccombette alla potenza americana che aveva puntato su Mobutu, finanziando la miriade di costellazioni rivoluzionarie che animavano la nazione dall’atlantico ai vulcani.

Come nella più nota Scala di Penrose, quando pensi di aver raggiunto l’ultimo gradino per comprendere questa intricata questione, ti rendi conto che la scala è infinita e sei solo al primo passo rendendo impossibile districare e sciogliere tutti i nodi che si sono legati tra loro.


Foto da: fastcompany.com


Quanto tempo ci vuole prima che la schiena dei bambini soldato si spezzi. Quanti giovani devono morire nei cunicoli delle miniere, quanti bambini devono spellarsi le mani nello scavare con il piccone la roccia e quante mamme devono piangere i loro mariti e figli prima che nasca un nuovo Patrice Lumumba che possa porre fine al genocidio umano e culturale che questo paese sta subendo nelle proprie carni?

Queste sono le domande e le paure nascoste in questi giorni nei palazzi del potere di Kinshasa sussurrate sotto le mascherine di protezione tra i maestosi corridoi governativi dove gli emissari di stati e società straniere fanno la fila per parlare con il Ministro delle Miniere.

Negli uffici culturali di alcune ambasciate estere che spesso sono lo scudo per nascondere intrecci di corruzione, oggi tra i più anziani c’è chi si ricorda il discorso sul debito nel 1987 ad Addis Abeba all’Organizzazione dell’unità africana fatto da Thomas Sankara per il Burkina Faso.

Nella foto: Thomas Sankara


«...Noi pensiamo che il debito si analizza prima di tutto dalla sua origine. Le origini del debito risalgono alle origini del colonialismo.

Quelli che ci hanno prestato denaro, sono gli stessi che ci avevano colonizzato. Sono gli stessi che gestivano i nostri Stati e le nostre economie.

Sono i colonizzatori che indebitavano l'Africa con i finanziatori internazionali che erano i loro fratelli e cugini.

Noi non c'entravamo niente con questo debito.

Quindi non possiamo pagarlo.

Il debito è ancora il neocolonialismo con i colonizzatori trasformati in assistenti tecnici. Anzi, dovremmo invece dire "assassini tecnici".

Sono loro che ci hanno proposto i canali di finanziamento dei finanziatori. Un termine che si impiega ogni giorno come se ci fossero degli uomini che solo sbadigliando possono creare lo sviluppo degli altri. Questi finanziatori ci sono stati consigliati, raccomandati.

Ci hanno presentato dei dossier e dei movimenti finanziari allettanti.

Noi ci siamo indebitati per 50, 60 anni e più. Cioè siamo stati portati a compromettere i nostri popoli per 50 anni e più.

Il debito nella sua forma attuale, controllata e dominata dall'imperialismo, è una riconquista dell'Africa sapientemente organizzata, in modo che la sua crescita e il suo sviluppo obbediscano a delle norme che ci sono completamente estranee.

In modo che ognuno di noi diventi schiavo finanziario, cioè schiavo tout court, di quelli che hanno avuto l'opportunità, l'intelligenza, la furbizia, di investire da noi con l'obbligo di rimborso.»

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